Scene of sacrifice.

Luni marble. 2nd century CE.
Height 1.20 m, length 1.67 m.
Inv. No. 342 (1914).

Florence, Gallery of Uffizi

Description:

Italiano 149. RILIEVO CON SCENA DI SACRIFICIO (inv. n. 342[1]). Fig. 146.

Marmo lunense; alt. m. 1,20; largh. 1,67.

Sono di restauro moderno tutta l’estremità sinistra col braccio destro, l’avambraccio sinistro, la scure del vittimario eretto, parte del dorso di quello inginocchiato a sinistra, la testa del vittimario eretto, la gamba e la mano destra del vittimario inginocchiato a destra, con il corno del toro, le mani del togato, la gamba destra del putto di sinistra, la gamba sinistra, il fianco, le spalle e la testa del secondo putto, tutta la parte superiore del corpo e la gamba sinistra della figura stante dietro lo scudo, l’estremità destra della lastra con l’architettura di fondo e la parte superiore della palma. La superficie è stata ripulita e lisciata.

La provenienza di questo rilievo è controversa: una tradizione, seguita anche da Am., indicherebbe questo come il prototipo del gruppo sacrificale dell’arazzo di Raffaello con S. Paolo a Lystra, per cui il rilievo avrebbe dovuto essere già noto nel 1514. Si è pensato anche che possa rappresentare questo rilievo la testata a p. 290 di Chorel, Disc. sur la religion, Lyon 1556, che reca la didascalia erronea «colonna trajana». Il rilievo con sacrificio di Villa Medici (Matz-Duhn, III, p. 285); cfr. MonInst, 1881, T. 36, già Bellori, T. 44) non è quello riprodotto da Chorel. Forse si può riconoscere l’esemplare degli Uffizi p.171 nell’Inventario Capranica Valle (DocIned, IV, p. 380): «un sacrifìcio con otto figure et con el toro di mezzo rilievo alto p. 6 et largo p. 6». Non si sa quando il rilievo sia stato trasportato a Firenze, perchè non risulta da dati documentari, nè esso è riprodotto nelle antiche e recenti illustrazioni della Galleria. Nel sec. XIX stava nello Scalone, poi nella Stanza dell’Ermafrodito. Attualmente è nella Saletta delle Sculture antiche.

Il rilievo non è certamente completo, come indica la posizione del gruppo dei putti con lo scudo, ma doveva far parte di un fregio continuo, con maggiore sviluppo anche in altezza, perchè l’architettura è incompleta; il compatto gruppo dei vittimari col toro esige poi una corrispondenza dal lato opposto. Il gruppo del sacrificio presenta un’iconografia già fissata dal periodo augusteo e al contesto realisticamente narrativo si aggiunge l’elemento simbolico rappresentato dai putti che reggono lo scudo e dalla figura virile dietro di loro. La datazione in età flavia proposta da S. Jones si rivela insostenibile per evidenti ragioni stilistiche, mentre l’aulicità grandiosa e fredda convengono bene al classicismo adrianeo, come hanno dimostrato J. Sieveking ed E. Strong, seguiti da J. Toynbee. Le figure staccano con i dichiarati volumi dal fondo architettonico, che presenta graduazioni di distanze (il tempio, l’edificio a timpani, la palma). Recentemente I. Scott Ryberg, ricollegando la scena con le rappresentazioni monetali dei vota pubblica (cfr. Alföldi, RMitt, XLIX, 1939, pp. 97 e ss.), ha riconosciuto in questo rilievo la rappresentazione dei decennali, preferibilmente dei vicennali di Adriano, per cui il rilievo stesso avrebbe una data precisa, 137 d. C.; l’edificio principale del fondo sarebbe il tempio di Mars Ultor e quindi la scena si svolgerebbe nel foro Augusto. Secondo tale persuasiva esegesi, la figura eretta dietro lo scudo è il Genius Populi Romani; il togato, la cui testa era effettivamente volta a sinistra come risulta dall’anatomia del collo, era probabilmente un ritratto. Nessuna traccia resta, sullo scudo coronato d’alloro, dell’iscrizione commemorativa, che doveva essere dipinta (MemAmAc, XXII, 1955, p. 132, fig. 71; cfr. pure R. Vackova, Rimské historiké Reliefi, v. Praze, 1949, p. 35 e tav. XVI 2).

Abbreviazioni:

DocIned — G. Fiorelli. Documenti inediti per servire alla storia dei Musei italiani, Roma, 1878.
MemAmAc — Memoirs of American Academy in Rome, New York.
MonInst — Monumenti dell’Instituto di Corrispondenza archeologica, Roma.
RMitt — Mitteilungen des deutschen Archaeologischen Instituts, Römische Abteilung, München.

Bibl.: H. Dütschke, Antike Bildwerke in Oberitalien, III, Leipzig, 1878, 29;
W. Amelung, Führer durch die Antiken in Florenz, München, 1897, 147;
S. Reicnach, Répertoire des reliefs grecs et romains, I—III, Paris, 1909—1912, III, p. 42;
H. Stuart Jones, Notes on Roman Historical Sculptures // Papers of British School at Rome, London, III, 1906, p. 241, fig. 4;
J. Sieveking, Das römische Relief // Festschrift für P. Arndt, München, 1925, pp. 28—29;
E. Strong, La scultura romana (trad. it. di G. Giannelli), I—II, Firenze, 1923—1926, II, p. 419, fig. 254;
J. M. C. Toynbee, The Adrianic School, a Chapter in the History of Greek Art, Cambridge, 1934, p. 244;
Mostra augustea della romanità, Catalogo3, Roma, 1938, II, n. 25.

Fot.: Brogi 4085 Sopr. Gali. 48758.

NOTE OF THE EDITORS OF THE SITE:

[1]In the catalogue the relief is wrongly specified as inv. no. 321 (see t. 2, p. 387: Inventario 1825 — no. 476; Inventario 1881 — no. 54; Inventario 1914 — no. 342 ? (sic!)). See museum label (Inv. 1914 n. 342), and the number in the corner of the relief: 476 (inv. 1825). Inv. No. 321 belongs to the other relief.

Credits:
© 2010. Photo: Ilya Shurygin.
© 1958. Text: Guido A. Mansuelli. Galleria degli Uffizi. Le sculture. Parte I. Istituto Poligrafico dello Stato. Roma, 1958. P. 170—171, cat. no. 149, ill. 146.
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HISTORY OF ANCIENT ROME