Fighting scenes between gladitors.

Luni marble. Late 3rd century CE.
Inv. No. 125598.

Rome, Roman National Museum, Baths of Diocletian
(Museo nazionale romano, Terme di Diocleziano)

Origin:
Rome, via Arenula, 1916.
Description:
A fragment of a relief of two registers, portraying gladiators fighting (retiarius and contraretiarius). The inscription on the fillet caption of the scene of the upper register conserves the two gladiators’ names, Scolasticus and Damascenus. The sign “theta” (Θ, theta nigrum) indicates that Damascenus died in the fight.

Italiano III. 24. RILIEVO CON GLADIATORI (inv. n. 125598).

Marmo lunense; h. max. cm. 80; l. cm. 40; spess. cm. 15.
Frammentario su tre lati: a sinistra è tagliato di netto, a destra e in basso è stato martellato. La faccia posteriore risulta levigata come se il rilievo fosse stato riadoperato per un altro uso.

Provenienza: Roma, Via Arenula, dalle fondazioni del Ministero di Grazia e Giustizia (1916).


Il rilievo ci conserva scene di munera gladiatoria.

Le rappresentazioni si svolgono su due fasce sovrapposte, conservate una per intero nella sua altezza, l’altra per circa la metà inferiore. Insieme a questa lastra si rinvenne un frammento, ora disperso, noto solo attraverso una foto della Soprintendenza (Faccenna, in bibl., p. 8, fig. 1b) in cui si conserva solo parte delle gambe di un gladiatore.

Nella fascia meglio conservata è fermata una fase conclusiva della lotta: la resa del gladiatore vinto nel momento del verdetto della folla che può acclamarlo morto o liberato. A sinistra, quasi completamente di prospetto, è il vincitore. E’ a torso nudo, con l’omero solo protetto, indossa il subligaculum tenuto dal balteus, la manica al braccio destro, l’ocrea alla gamba sinistra formata da una placca rettangolare tenuta da cinghie e da due fasce, una sotto il p.220 ginocchio e una sopra la caviglia. Il capo è completamente coperto dall’elmo con una bassa cresta sulla sommità, largo sul petto con solo i fori per gli occhi. Con la mano destra impugna una corta spada, con la sinistra un oggetto non ben identificato. Potrebbe trattarsi del tridente dalla forma ricurva strappato al reziario, con le punte nascoste, come ha supposto Faccenna (in bibl., p. 10; per una ricostruzione di reziario si confr. fig. 3579 di Daremberg-Saglio, II, 2, p. 1586). Il vinto indossa ugualmente il subligaculum, tenuto dal balteus, la manica al braccio sinistro, il galerus alto fermato da una cinghia che passa per il fianco destro a protezione della spalla e del volto (per i diversi tipi di galerus, cfr. Daremberg-Saglio, cit., p. 1585 s., figg. 3578, 3579, 3580; II, 1, p. 377, fig. 2547), fasce alle gambe sotto il ginocchio e sopra la caviglia. Il capo è scoperto, di profilo verso sinistra, con una compatta calotta di capelli. Ha una mesta espressione, le braccia ricadono nel gesto della resa, dalla mano scivola la spada. Si può con certezza attribuire alla classe dei reziari che doveva essere tra le inferiori, che di solito si ritrova opposta al murmillo o al secutor (per l’elenco dei monumenti riferibili ai reziari, cfr. E. Caetani Lovatelli, in BCom, XXIII, 1895, p. 260 ss.). Resta incerta invece l’attribuzione ad una precisa categoria dell’avversario vincitore. Un punto fisso per riconoscere il gladiatore opposto al reziario è il tipo di elmo, di forma semplice, senza troppe sporgenze, in modo da essere meno disponibile all’arma della rete che questi usava. Alcuni monumenti accompagnati dal nome del tipo di gladiatore armato in modo simile al nostro, ci inducono a ritenerlo un secutor (Faccenna, in bibl., nota 30).

All’estremità sinistra della scena, in alto, si vede la parte di un altro galerus pure allungato, e in basso parte di una gamba sinistra molto logorata, evidentemente riferibili al reziario della azione che si svolgeva precedentemente. Nella fascia superiore, separata da un listello con iscrizione, si vedono da sinistra le gambe di un reziario, riconoscibile dalle fasce come quello nella zona inferiore, ancora le gambe di un secutor, riconoscibili dalla presenza di un’ocrea; dietro di loro è uno scudo rettangolare concavo poggiato per terra.

All’estremità destra si conservano le braccia poggiate in terra di un reziario vinto dal personaggio precedente. Indossa la manica al braccio sinistro, con la mano destra tiene il gladio e vicino il tridente. Sul listello sotto queste figure sono incisi i nomi dei gladiatori. Possiamo accostare questo rilievo ad uno al Museo Nuovo Capitolino, che si svolge in diverse fasce sovrapposte, citato da Faccenna (in bibl., p. 12, nota 35), per la somiglianza della posizione dei vinti ad altri due del Museo Nazionale Romano (inv. n. 125832, 125833 = infra nn. 26, 25). Qui notiamo che il nome del vincitore non compare mai, mentre si susseguono solo quelli dei vinti in accusativo. Faccenna esclude la possibilità che si tratti di un solo vincitore, ritenendo giustamente più probabile che il rilievo si riferisca ad un munus in cui ricorrono diverse coppie. Un confronto per la disposizione a zone delle rappresentazioni troviamo ancora in un rilievo di produzione provinciale, da Venafro, in calcare, assegnabile al II sec. d.C. (D. Faccenna, in BCom, LXXVI, 1956-58, p. 44, fig. 3). Nelle due fasce conservate divise da un listello, si svolgono i vari combattimenti in cui è presente anche l’arbitro e in questo caso i nomi con le altre indicazioni sono posti vicino ai personaggi.

Nello studio di un mosaico con scene di arena conservato al Museo Borghese, Rocchetti (in bibl.) porta come confronto questo rilievo; troviamo infatti particolari in comune con alcuni personaggi, nell’abbigliamento e nel modo di rendere le figure.

Per la destinazione di questa lastra e di altre del genere si è propensi a ritenerle appartenenti ad un monumento funerario, di un editor in questo caso, escludendo che si possa trattare di un gladiatore non esistendo un protagonista unico. Purtroppo non si è conservato interamente alcun esempio che possa chiarirci come questi rilievi a più zone sovrapposte si inserissero nell’edificio.

Il Faccenna ritiene che il rilievo debba attribuirsi al III sec. d.C., per la lavorazione e per il carattere dell’iscrizione, accostandolo anche ai citati rilievi dello stesso soggetto del Museo Nazionale Romano. H. von Steuben (in bibl.) tende ad abbassare quest’opera agli inizi del IV sec., facendola rientrare quindi tra le ultime di questo genere, per il confronto del viso del vinto con i rilievi del fregio storico sull’arco di Costantino; troviamo infatti qui una evidente somiglianza con il tipo di pettinatura e la sagoma del viso. Risulta comunque difficile ritenere coevi questo e i citati rilievi del Museo se si osservano i volti scoperti che su questi si sono conservati e i caratteri della iscrizione.


Bibliografia: D. Faccenna, in BCom, LXXIII, 1949-50, p. 8, Appendice; L. Rocchetti, in RIASA, n.s., 10, 1961, p. 106, fig. 22; Helbig, n. 2413: H. von Steuben; Aurigemma, n. 417.

Neg.: AFS 389.

Rita Paris

Iscrizione frammentaria; lettere cm. 2,5.

p.221 Sul listello inferiore le lettere sono state scalpellate e purtroppo non sono più leggibili. In un listello intermedio, fra due scene di combattimenti gladiatori, leggiamo:

[---] us. Scolasticus. Damascenus. (theta nigrum).

Non molto chiara risulta l’attribuzione dei nomi ai rispettivi gladiatori ivi raffigurati: sono visibili in basso un secutor (o più genericamente un avversario del reziario), armato pesantemente, con casco globulare e corta spada, che risulta vincitore su di un reziario. Nella fascia superiore si conserva solo un intreccio di gambe e di braccia; un tridente caduto a terra, sulla destra, permette di identificare un reziario vinto; l’avversario forse è sempre un secutor.

p.222 Si potrebbe pensare che questo rilievo, insieme ad altro frammentino anepigrafe ad esso pertinente ed oggi non più reperibile (se ne fornisce una vecchia foto della Soprintendenza) costituisca parte della decorazione di un monumento sepolcrale di un famoso secutor, del quale vengono commemorate le varie vittorie (v. i rilievi della Via Appia, inv. n. 125832, 125833 = infra nn. 26 e 25). In primo luogo però i nomi al nominativo che qui compaiono non sembrano ben adattarsi ad un’interpretazione simile: meglio sarebbe stato il caso accusativo ad indicare il nome dei vinti. Inoltre, ammettendo che Damascenus e theta nigrum si riferiscano al reziario morente, raffigurato in alto a destra e Scolasticus al suo avversario vittorioso, rimarrebbe insoluto il frammentario nome [----]us, da riferire forse ad altra coppia raffigurata in una lastra precedente (di opinione diversa è Faccenna). I nomi dei gladiatori raffigurati in basso forse erano espressi nel listello inferiore ora abraso. Pertanto penserei a delle indicazioni onomastiche relative a singoli gladiatori combattenti che parteciparono ad un munus ritenuto degno di essere commemorato, piuttosto che ad un monumento commemorativo delle imprese di un solo gladiatore defunto. La tecnica di raffigurazione dei combattenti, la loro armatura e il ductus delle lettere, sembrano cronologicamente posteriori ai rilievi della Via Appia (inv. nn. 125832, 125833 = infra nn. 26 e 25) datati al III sec. d.C. Anche la presenza di cognomina propri del Basso Impero: Scolasticus e soprattutto Damascenus, ci rinvierebbe al IV sec. d.C.

La presenza del theta nigrum in questo tipo di documenti, a differenza di quel che avviene nelle iscrizioni sepolcrali dove compare non oltre l’età tardo repubblicana-augustea, non costituisce elemento di datazione.

La «O» barrata, indicante o(biit), è usata nei documenti gladiatori allo stesso modo che nei registri militari, all’atto della constatazione di decesso, nel rispetto di un uso che si protrasse fino al Basso Impero.

Patrizia Sabbatini Tumolesi
Credits:
© 2012. Photo: Ilya Shurygin.
Data: museum annotation.
© 1981. Text of description: Museo Nazionale Romano. Le Sculture. I, 2. De Luca Editore, Roma, 1981, pp. 219-222, cat. no. III. 24.
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