Funerary inscription of the consul Caius Vibius Pansa Caetronianus who died in the battle of Mutina fighting against Mark Antony (43 BCE).

CIL. VI. 37077 = ILS. 8890 = ILLRP. 421.
After 43 BCE. Copy.
Inv. No. MCR 233.

Rome, Museum of Roman Civilization
(Museo della civiltà romana)

Origin:
The original was found in 1899 in Rome, Corso Vottorio Emmanuele, 209, at the corner of Viccolo Savelli (near palazzo Cancelleria). Now in Vatican Museums, the Gallery of Inscriptions, Inv. No. 9297.
Description:
CIL. VI. 37077 = ILS. 8890 = ILLRP. 421

Ex s(enatus) c(onsulto) / C(aio) Vibio C(ai) f(ilio) Pa(n)sae / Caetronian(o) co(n)s(uli)

To Caius Vibius Pansa Caetronianus, son of Caius, consul, according to the senatorial decree.

Italiano p.435 In un vecchio muro del casamento posto al Corso Vittorio Emanuele n. 209, sull’angolo del vicolo Savelli, si è rinvenuta, adoperata come materiale da costruzione, una grande lastra di travertino (m. 1,25 × 0,65), la quale in bellissime lettere porta incisa la seguente iscrizione:

EX ∙ S ∙ C ∙
C ∙ VIBIO ∙ C ∙ F ∙ PASAE (sic)
CAETRONIAN ∙ COS

L’ultima parola COS fu aggiunta posteriormente.

Non può dubitarsi essere ricordato in questo titolo il celebre console C. Vibio Pansa, che nell’anno 711, cioè in quello che immediatamunte succedette alla morte di Cesare, ebbe i fasci ordinari insieme con A. Irzio. Da lui presero il nome le note tiguline Pansiane, le quali passarono poi successivamente in proprietà di Augusto, di Tiberio, di Caligola, di Claudio, di Nerone, di Galba, di Vespasiano.

p.436Vibio Pansa, nell’aprile dello stesso anno 711, fu ferito nello scontro con le truppe di M. Antonio presso Modena; e pochi giorni appresso essendo morto a Bologna, a lui fu suffetto Cesare Ottaviano, che ottenne allora il primo consolalo.

Cassio Dione sul principio del libro XLVI, registrando i consoli ordinari dell’ anno 711, ai nomi di Γ. Οὐίβιους Γ. υἱ. ὁ Πανσας aggiugne l’agnome di Καπρωνιανός (cf. C. I. L. I, p. 543), che è stato perciò attribuito a Vibio Pansa anche dal Klein (Fasti coss. ad an.). La lapide testé rinvenuta ci fa conoscere, che il vero agnome di lui non fu Capronianus ma Caetronianus; e s’ intende subito chiaramente, che nei codici di Dione la prima sillaba Καιτ- fu dai copisti malamente trascritta Καπ-, onde l’errata lezione Capronianus.

G. Gatti

Italiano p.280 Tavola di travertino: larga m. 1,25, alta m. 0,65, lettere alte m. 0,095, di ottima forma.

È stata ritrovata, nel mese di novembre, come materiale di costruzione, nel palazzo del sig. avv. Italiani, al Corso Vittorio Emanuele, n. 209, e precisamente sul lato che è sul vicolo Savelli. Sarà murata nel cortile, per cura del proprietario. Essa è pregevolissima, e merita una breve illustrazione.

Quando negli ultimi anni della repubblica romana, Marco Antonio tentava un colpo violento su Roma, ed attraversato in ciò da Decimo Bruto coll’ esercito della Gallia Cisalpina, lo assediò in Modena, furono eletti consoli (a. 711 di Roma, 43 avanti l’era volgare) Caio Vibio Pansa ed Aulo Irzio già ufficiali di Cesare. Per eccitamento di Cicerone, come ognuno ricorda, con le famose Filippiche contro Antonio, e in ispecie con la XIII, il Senato ordinò ai consoli di combattere Antonio. Questa fu la guerra detta di Modena, nella quale il giovine Ottavio, suo malgrado, p.281 dovette unirsi al console Irzio, e poco appresso prender parte alla battaglia, durata duo giorni a Forum Gallorum. Quivi fu ferito il console Pansa, accorso a rafforzare il collega, e lo fu sì gravemente, che ne morì poco dopo a Bologna. Ma la vittoria fu dalla parte delle legioni senatorie; ed Antonio fu costretto a ritirarsi a Modena, ove fu di nuovo sconfitto, e decisivamente ma questa vittoria fu pure funestata dalla morte dell’ altro console Irzio. Dagli ultimi studi su questi fatti si rileva che la battaglia di Forum Gallorum avvenne il 14 aprile, che quella di Modena fu il 21 aprile, e che il console Pansa morì in Bologna nella notte tra il 22 e il 23 del detto mese (Schmidt O. E. in Jahrbucher fùr Philol. 1892, 231 seg.; Drumann W., Geschichte Roms ed. Groebe, 1899, voi. I, pag. 226).

Abbiamo pertanto in questa lapide una memoria insigne dedicata, per ordine del Senato, in onore del console gloriosamente morto nella battaglia di Forum Gallorum. Fermandoci anzi tutto alla parte epigrafica, dobbiamo notare la forma Pasae invece dell’altra Pansae, ch’è quella notissima negli scrittori e nelle monete fatte coniare al suo tempo e, nell’ anno 664, da un suo discendente. Ma in alcune monete di bronzo di quest’ ultimo si legge anche PASA (non si trovano nelle note opere del Cohen e del Babelon, ma nelle collezioni Bahrfeldt, Gnecchi e Capitolina, come il ch. collega sig. Camillo Serafini mi ha comunicato); il che dimostra che non era una forma arbitraria, ma abbreviata quasi per convenzione. Nella nostra lapide mi è sembrato scorgere qualche traccia di una lineola orizzontale sovrastante alla parola, che ne indicherebbe l’abbreviatura. Ma per la qualità scabrosa del travertino, essa non mi sembra tanto sicura da potersi riportare nel testo.

Un’ altra e più importante novità ci è fornita dalla stessa iscrizione sul secondo cognome di Pansa, cioè Caetronianus. Niuno, ch’ io sappia, fin qui ha proposto questo nome, che del resto lascia supporre un’ adozione di lui come Caetronius da un p.282 C. Vibio Pansa seniore. Soltanto il Klein (Fasti, pag. 1) ha notato che nel sommario storico precedente il libro XLVI di Cassio Dione, si trova dato al nostro console il nome di Capronianus.

Serve pertanto la presente iscrizione a rettificare questo nome, che in qualche altro personaggio si è rinvenuto (Furlanetto, Lap. Patavine, pag. 129).

Per la parte storica dell’epigrafe, oltre la importanza di questo console che ho già notato, è da rilevarsi come si tratti di un monumento pubblico, decretato dal Senato, cioè del sepolcro. Ed in ciò riceve illustrazione la epigrafe dal passo di Velleio Patercolo (II, 62), che ricordò come per lui e pel collega Irzio deliberò il Senato l’onore della sepoltura a pubbliche spese. Su ciò darebbe gran luce la notizia della provenienza di tal monumento. Ma essendo stato adoperato in una moderna costruzione, è cosa assai difficile il proporre alcuna ipotesi degna di attenzione. Tuttavia mi proverò di recar luce sufficiente sul luogo di questo sepolcro, ed a tale scopo invito il lettore a seguirmi nella storia di un’altra epigrafe di un C. Vibio Pansa, che quantunque edita, deve qui aversi presento; ed è questa:


C ∙ VIBIVS ∙ T ∙ F ∙ CLV ∙ PANSA
TR ∙ MIL ∙ BIS
DOMITIAE ∙ L ∙ F ∙ MAXIMAE ∙ VXORI ∙ ET
L ∙ DOMITIO ∙ L ∙ F ∙ OVF ∙ LIBERALI
FRATRI ∙ VXORI

Questa lapide in travertino, di forma curvilinea, con caratteri di splendida forma, si trova ora collocata nel 2° riparto di destra nella galleria lapidaria del Museo Vaticano. L’editore di essa (C. I. L. VI, 3542) riferisce otto ubicazioni dateci dagli antichi trascrittori. Io non mi fermo che su quelle più esatte, cioè: ante domum Cavalierorum (Sabino e Manuzio) che significa: dirimpetto al palazzo Cavalieri, ch’esiste tuttora in via Torre Argentina; e perciò nel palazzo dei Cesarini (oggi isola p.283 del detto teatro): retro Caesarinos (Smezio e Cittadini) dunque confermasi la esistenza della lapide nel lato minore del palazzo Cesarini. Un ’altra indicazione poi ci fornisce la notizia della provenienza di essa da un podere suburbano dei Cesarini, cioè: in vinea Caesarina (Ptolom.) e meglio ancora quest’ altra: in villa Bosia ducis Caesarini ad aquam acetosam (Bianchini).

Ecco pertanto scoperto il sito della sepoltura di un C. Vibio Pansa, figlio di Tito, che dovette certamente essere nipote dell’eroico console del 711, tanto più che il carattere del monumento coincide con quelli paleografici dell’altro spettante al consolo. La villa Cesarini si estendeva sulla destra della via Flaminia, prima del ponte Milvio. Colà venne o ritrovata od anche trasportata da luogo vicino la iscrizione ora Vaticana. Questo fatto già richiama la nostra attenzione sul punto più o meno determinabile pel sepolcro gentilizio dei Vibii. Vi è ancora qualche altro elemento di probabilità per circoscrivere le ricerche. Oltrepassato il ponte, e salita la collina Gianicolense con la via Claudia, volgarmente detta Cassia, noi troviamo la tenuta di Acqua Traversa e poi, sempre sulla stessa via, l’altra detta Sepoltura di Nerone. Tutti ricordiamo che questo nome favoloso fu messo dal volgo fantasticante sulle memorie del famigerato imperatore nella via Flaminia, a quel sarcofago tuttora esistente nel suo posto originalo, sul margine sinistro della via moderna, che viceversa era il destro di quella antica; sarcofago, che porta la originale iscrizione del defunto P. Vibius Marianus ufiiziale dell’ impero e preside della Sardegna. Quantunque si rilevi dalla sua notissima epigrafe (C. I. L. VI, 1636), che egli era oriundo di Tortona, nondimeno può non esser casuale la ubicazione del fondo di un Vibio non lungi da quello di altri omonimi e forse parenti.

Finalmente non voglio trascurare un ultimo barlume sulla provenienza dell’epitaffio del console famoso: ed è questo. Esso è stato trovato in una casa adiacente al vicolo Savelli. Ora nessuno ignora che tale via prendesse il nome dalla storica famiglia p.284 romana che vi possedeva una serie di case aggruppate, alcune soltanto delle quali sono scampate alla distruzione, per l’apertura del Corso Vittorio Emanuele. La casa, ove è comparsa la lapide, è di quelle distrutte ed incorporate ai nuovi edifizì. Ora io debbo far notare, che i Savelli furono possidenti di tenute propriamente nelle vicinanze della via Claudia, e nel primo tronco di essa. La tenuta di Acqua Traversa, apparteneva nel secolo XIII ai Savelli. Chi avesse la pazienza di salire, come io ho fatto, sopra una scala a piuoli ed osservare quello stemma marmoreo, appena visibile dal piano, sull’alto della porta dell’osteria di Acqua Traversa, vi riconoscerebbe il notissimo stemma dei Savelii. Inoltre, consultando la nota bolla di Onorio III Savelli a s. Tomaso in Formis vi troverebbe la menzione di Acqua traversa, e quindi anche la origine enfiteutica di tale proprietà. Finalmente sappiamo che i Cesarini comperarono all’asta più fondi di casa Savelli sulla via Flaminia (Ratti, Famiglia Sforza, II, p. 256). Solo in una pianta dell’agronomo Gregorini all’Archivio di Stato è segnata la villa Cesarini tra i Parioli e la Flaminia «per quanto pende». Sarebbe in conclusione da supporsi che i Vibii ebbero il sepolcro sulla via Flaminia o sulla Claudia, e che dalla campagna i Savelli abbiano trasportato quel monumento nella loro casa.

G. Tomassetti.
Deutsch S.52 (1) Der Stein, ein Travertinblock von 1, 25 m. Länge, 0,65 Höhe, ist gefunden bei Bauarbeiten im Palazzo Italiani, an der Ecke von Corso Vittorio Emmanuele und Vicolo Savelli, gegenüber der nördlichen Seitenfront der Cancelleria. Die Inschrift mit schönen, 0,095 m. hohen Buchstaben lautet: ex s. c. | C. Vibio C f. Pasae (sic) | Caetroniano cos: Tomassetti, der die Iuschrift veröffentlicht und mit schätzbaren Bemerkungen über die Namens-form begleitet hat, scheint die Stelle der Livius-Epitome (1. 119: A. Hirtius et C. Pansa... in campo Martio sepulti sunt) übersehen zu haben, und vermuthet, der Stein sei von der Via Flaminia, wo die Savelli Besitzungen hatten, in die Stadt ineinverschleppt. Sein Hauptargument ist das bekannte Epitaph des C. Vibius T. f. Clu. Pansa tr. mil. bis (CIL. VI 3542), welches von Ptolomäus und Bianchini abgeschrieben sei in villa Bosia ducis Caesarini ad aquam Acetosam. Aber dass der Stein Ende des 17. und Anfang des 18. Jhdts. in dieser durch ihre reiche Inschriftensammlung berühmten Villa war, besagt nichts für seine Provenienz: Tomassetti selbst citirt ja die zweihundert Jahre älteren Ortsangaben des Jucundus und seiner Zeitgenossen, wonach derselbe um 1490 ante domum Evangelistae de Rubeis, in platea Cavalierorum gewesen ist. Io. Choler, vielleicht, wie öfter, von Pomponius Laetus abhängig, sagt sogar ausdrücklich: in Campo Martio effossum marmor. Piazza und Palazzo dei Cavalieri liegen in der jetzigen Via di Tor Argentina, cr. 400 m. von dem Fundort der neuen Inschrift. Ich stimme Tomassetti darin bei, dass beide zu demselben Familienbegräbnis der Vibii Pansae gehören, glaube aber, dass dasselbe nicht an der Via Flaminia, sondern eben im Campus Martius gewesen ist.
Ch. Huelsen

8890. ex s. c.1 | C. Vibio C. f. Pasae (sic) | Caetronian.2 cos.

Romae in medio campo Martio, paullo ultra aedes q. d. Cancelleriae (ad angulum viarum quae nunc sunt Corso Vitt. Em. et Vicolo Savelli) rep., tabula magna lapidis Tiburtini (Gatti Notizie degli scavi 1899 p.435; Tomassetti bull. arch. comunale di Roma 1899 p.280 cf. Huelsen Roem. Miith. 1903 p.52). — 1) Pertinuit ad sepulcrum, ex senatiis consulto C. Vibio Pansae, consuli a. 711, cum ex vulneribus proelio Mutinensi acceptis obisset, in campo Martio extructum, quod memoravit Livius (epit. 119). In eodem sepulcro stetisse titulum VI 3542 a C. Vibio T. f. Pansa uxori positum, putat Huelsen. — 2) Inde corrigendum quod in indice Dionis lib. XLVI (vol. II p. 17 ed. Boissevain) legitur: Γ. Οὐίβιους Γ. υἱ. Πάνσας Καπρωνιανός (alibi secundum hoc cognomen Pansae non reperitur).
H. Dessau
tabula magna ex lapide Tiburtino litteris pulchris reperta in un vecchio muro del casamento posto al Corso Vittorio Emanuele n. 209, sull’angolo del vicolo Savelli.

EX ∙ S ∙ C
C ∙ VIBIO ∙ C ∙ F ∙ PASAEsic
CAETRONIAN ∙ COS

Gatti notizie degli scavi 1899 p.435; Tomassetti bull. comun. 1899 p.280.

4 punctum in fine exhibet Gatt. — 3 ex. vocabulum COS postea additum esse notat idem.

Qui hic nominatur C. Vibius Pansa sine dubio est cos. a. 711, A. Hirti collega. Caetronianus cognomen alterum ei fuisse ex hoc titulo primum discimus, cum in indice Dionis, ut monuit Tom., appelletur Καπρωνιανός, errore ut iam apparet. — Titulum probabiliter ad sepulcrum Pansae in campo Martio extructum (Liv. per. 119) refert Huelsen Röm. Mitt. 48 (1903) p.52.

CIL. VI. 37077
421. Tabula ex lapide Tiburtino (0,65 X 1,25) inventa prope sepulcrum Hirtii in diruendo muro aedium Corso Vittorio Emanuele III, n. 209, nunc in museo Vaticano (VI. 37077; D. 8890; im. phot. Rendic. Pontif. Acc. Rom. arch. XVIII 1941—1942, p. 243).

Ex s(enatus) c(onsulto) | C. Vibio C.f. Pasae | Caetronian(o)1 co(n)s(uli)2.

1De cognomine Caetroniani cfr. I. I., XIII, 1, p. 134 ad a. 43.

2cos. postea additum est. — Cfr. n. 419.
A. Degrassi

p.149

THE TOMB OF CAIUS VIBIUS PANSA

Only a small distance, no more than 60 m, from the tomb of A. Hirtius, another inscription was recovered in 189920. It was cut on a rectangular travertine slab (1.25 × 0.65 m) decorated with a profiled frame (Fig. 7). The text reads:

EX·S·C
C·VIBIO·C·F·PASAE
CAETRONIAN·COS

Without doubt, the inscription belonged to the tomb of C. Vibius Pansa, the consular colleague of A. Hirtius, and it has accordingly also been dated to 43 BCE21. However, until now, the noticeable differences between the inscriptions of Hirtius and Pansa has not received proper attention. The great disparity between the inscriptions, both in content and execution, indicates that they were not made on the same occasion22. Even if each burial was prepared separately and different stone-cutters were employed, the two consuls were given a joint funeral. The two graves were located next to each other and probably considered a pair, as indicated by the sources23. It is, therefore, striking that the senatorial decree is mentioned in one inscription but omitted in the other24. Furthermore, in the inscription of Hirtius the punctuation marks are irregular dots; in that of Pansa the stonecutter used neat triangles pointing down. A preliminary study of punctuation marks carried out by the present author shows that the latter type probably was introduced in the 20s BC25. Although triangles pointing down constitute the overwhelming majority of punctuation marks from the Augustan period, there is no securely dated example before 24 BCE26. This makes the triangles of Pansa conspicuously early, if the inscription were to retain its traditional date27.

As a solution to the various discrepancies presented above, it is further suggested that the remodelling of the tomb of Hirtius also included that of Pansa and that newp.150 epitaphs were commissioned for the renewal of both monuments, perhaps in place of old ones. Whereas the inscription of Pansa and the brick-wall construction probably belong to a secondary phase, the inscribed cippi of A. Hirtius should be associated with the original consular tombs.

20At the corner of Corso Vittorio Emanuele and Vicolo Savelli. CIL VI 37077; ILLRP 421; ILS 8890; Gordon 1958, 17–18, no. 5.

21A. E. Gordon (1958, 17) also assigns the inscription to this year, but is obviously hesitant.

22The differences in content and execution may also be due to the fact that the inscriptions of Hirtius and Pansa had different functions. Whereas the inscription of Pansa is probably a proper epitaph, those of Hirtius may have had the sole purpose of assigning a delimited area to him. This function may have been regarded as less formal and not requiring such careful execution. However, even assuming this scenario, it must follow that the inscribed blocks were originally freestanding cippi, and that they were later reused as corner-stones. I am indebted to Dr. Christer Henriksén for bringing this possibility to my attention.

23Supra n. 2.

24B. Frischer (1982–1983, 69) has argued that the senate only granted a public funeral, not a monument. However, the phrase “EX S(enatus) C(onsulto)” together with the name of the deceased in the dative can only refer to the bestowal of a monument or the piece of land it was standing on.

25Gerding 2002, 62–64. The study is based on three publications of photographically reproduced dated Latin inscriptions: CIL VI:8:2; ILLRP (Imagines 1965); Gordon 1958. The complete material comprises 76 inscriptions (or sets of inscriptions) from about 68 BCE to 14 CE.

26CIL VI 40302.

27The epithaph of Pansa has no other palaeographic features that can be firmly distinguished as either Augustan or pre-Augustan, except possibly the oval shape of the letter O (with a slant of its axis), which rather indicates the Augustan period. It should be noted, however, that this inscription (with its present date) is the earliest known stone in Rome with blunt top join for A and N (Gordon & Gordon 1957, 211, 213).

H. Gerding
Literature:
Gatti G. // NSA. 1899. P. 435
Tomassetti G. Notizie epigrafische // BCAR. Vol. 27. 1899. P. 280—284.
AE 1900, 90
AE 1900, 132
Huelsen Ch. Porticus Divorum und Serapeum im Marsfelde // MDAI(R). Bd. 18. 1903. S. 52
CIL. VI. 37077.
ILS. 8890
Nogara B. Monumenti Musei e Gallerie Pontificie nel triennio accademico 1939-40, 1940-41, 1941-42. I. – Relazione // RPAA. Vol. 18. 1941/42. P. 239, 242; fig. 9.
AE 1948, 42.
ILLRP. 421
Gordon A.E. Album of dated Latin inscriptions. Berkeley, 1958. No. 5.
Faßbender A. Untersuchungen zur Topographie von Grabstätten in Rom von der späten Republik bis in die Spätantike. Diss. Köln 2005. S. 393 Nr. 869.
Gerding H. Reconsidering the tomb of Aulus Hirtius // Opuscula. Vol. 2008. P. 149—150
Blasi M. Strategie funerarie: onori funebri pubblici e lotta politica nella Roma medio e tardorepubblicana, 230—27 a.C. Roma, 2012. P. 89—90.
Credits:
© 2009. Photo, translation from Latin: O. Liubimova.
© Text of the inscription: Eagle. Electronic Archive of Greek and Latin Epigraphy.
© 1899. Commentary: Gatti G. // NSA. 1899. P. 435.
© 1899. Commentary: Tomassetti G. Notizie epigrafische // BCAR. Vol. 27. 1899. P. 280—284.
© 1903. Commentary: Huelsen Ch. Porticus Divorum und Serapeum im Marsfelde // MDAI(R). Bd. 18. 1903. S. 52.
© 1916. Commentary: ILS. 8890.
© 1933. Commentary: CIL. VI. 37077.
© 1965. Commentary: ILLRP. 421.
© 2008. Commentary: Gerding H. Reconsidering the tomb of Aulus Hirtius // Opuscula. Vol. 2008. P. 149—150.
THE GALLERY OF ANCIENT ART
Keywords: Ex senatus consulto Caio Vibio Cai filio Pansae Caetroniano consuli according to the decree of the senate Caius Vibius Pansa Caetronianus consul funerary inscription Mutina war CIL VI 37077 ILS 8890 ILLRP 421 Inv No MCR 233 9297
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