Funerary inscription of scout Gaius Vettonius Firmus.

AE 1976, 22.
Travertine. Ca. 70—130 CE.
Height 2 m, width 0.42 m, depth 0.19 m.
Inv. No. 125667.

Rome, Roman National Museum, Baths of Diocletian
(Museo nazionale romano, Terme di Diocleziano)

Origin:
Rome, necropolis on the right bank of Tiber, 120 m above Milvian bridge (1948).
Description:
AE 1976, 22

C(aius) Vetto=
nius C(ai) f(ilius)
Cla(udia) Fir=
mus Acele,
5vet(eranus) ex spe(culatore),
mil(itavit) an(nis) XIIX,
missus ho(nesta)
miss(ione), vix(it)
an(nis), L. P(ublius) Vet=
10 tonius
Firmus
p(atri) b(ene) m(erenti) f(ecit).

Gaius Vettonius Firmus, son of Gaius, of Claudia tribe, from Acelum, the veterane from scouts, served for 18 years, was discharged with honour, lived for 50 years; Publius Vettonius Firmus set up (this inscription) for his father according to his merits.

Funerary steles of soldiers and bodyguards of Nero

The funerary steles are dedicated to soldiers of different corps stationed in Rome: the Praetorian Guard «the imperial guard», and the urbaniciani or cohortes urbanae, troops of the police force. The series ends with the steles of Nero’s Imperial German Bodyguard — Germani corporis custodes, — who were so called because they were originally recruited from the robust northern populations. Slaves at the time of Augustus, during the Neronian period the custodes were classed as free foreigners, with a military-style organisation bul without ever attaining the status of a real military force.

Involved in the death of Nero, they were dissolved by Galba.

Travertine, from various areas of Rome and suburbs and the Via Portuensis. Neronian period (54—68 AD).

Inscription in the museum
Italiano ñ.11 8—23) Nécropole découverte en 1948 sur la rive droite du Tibre, à 120 m en amont du pont Milvius. Datable de la fin du Ier s. et des premières décennies du IIe s. Au Museo Nazionale Romano (jardin, vers la Piazza des Cinquecento). Six épitaphes qui en proviennent et qui nomment des prétoriens d’origine vénète, sont publiées par
S. Panciera, Aquileia nosira, XLV—XLVI, 1974—1975, p. 163—182; photos.

ñ.12 P. 173—176, 5; photo, fig. 5. Stèle en travertin, à sommet arrondi: 200 x 42 x 19 cm. Texte dans un cadre mouluré.

C(aius) Vetto|nius C(aii) f(ilius) | Cla(udia) Fir|mus, Acele, | uet(eranus) ex spe(culatore), | mil(itauit) an(nos) XIIX, | missus ho(nesta) | miss(ione), uix(it) | an(nos) L; P(ublius) Vet|tonius | Firmus | p(atri) b(ene) m(erenti) f(ecit).

Etant donné l’origine du texte (une nécropole de prétoriens), il est exclu que C. Vettonius Firmus ait été uet(eranus) ex spe(culatore) légionnaire; toutefois on notera que son appartenance au prétoire n’est pas mentionnée: cf. de même pour un brescian (C.I.L., VI, 3482). Faut-il en conclure que les speculatores étaient distincts du prétoire au Ier s.?

L’Année épigraphique
Italiano ñ.1295 Alcune iscrizioni, ancora inedite quantunque trovate a Roma una trentina d’anni fa, vengono ad arricchire la lista, già considerevolmente nutrita di cittadini originari di città venete che nel I e II sec. d.C., abbandonarono le loro città per arruolarsi nella prestigiosa milizia del pretorio1. Non è ancora ben chiaro da quale strato sociale queste reclute per lo più provenissero (i pareri degli studiosi a questo riguardo sono molto divergenti)2, né è ben calcolabile l’incidenza che questo reclutamento di fatto avesse sulla vita dei singoli e, di riflesso, su quella delle loro famiglie e delle comunità di provenienza3. I dati di cui disponiamo, da un lato sono forse troppo scarsi e sporadici per consentire conclusioni sufficientemente fondate, dall’altro non sono stati ancora, probabilmente, utilizzati a fondo da questo punto di vista.

Qui mi limiterò a segnalare le nuove testimonianze cui accennavo, secondo la città d’origine dei pretoriani, con qualche parola di commento. Le questioni più propriamente militari saranno ulteriormente approfondite quando sarà pubblicato nel suo complesso il sepolcreto unitario da cui tutte queste iscrizioni provengono4.

Esso fu scoperto nel 1948 sulla riva destra del Tevere, 120 metri a monte di ponte Milvio, durante lavori di arginatura del fiume a cura dell’Ufficio Speciale del Genio Civile per il Tevere e l’Agro Romano. Per un complesso di motivi suggeriti dalle iscrizioni, dalla tipologia dei monumenti e dal contesto archeologico, il sepolcreto sembra doversi datare tra la fine del I sec. ed i primi decenni del II sec. d.C. Tutte le iscrizioni si conservano al Museo Nazionale Romano, nel giardino verso Piazza dei Cinquecento.

p.1301

Acelum

5) Stele sepolcrale in travertino stondata e scorniciata con coroncina nel lunotto; spezzata in due all’altezza della decima riga, alta cm 200, larga 42, spessa 19; (fig. 5); inv. 125667.

C. Vetto=
nius C.f.
Cla(udia) Fir=
mus, Acele,
5vet(eranus) ex spe(culatore),
mil(itavit) an(nis) XIIX,
missus ho(nesta)
miss(ione), vix(it)
an(nis) L. P. Vet=
10tonius
Firmus
p(atri) b(ene) m(erenti) f(ecit).

p.1302 Come si vede, defunto e dedicante di questa iscrizione presentano gentilizio e cognomen uguali a quelli del defunto dell’iscrizione nr. 4. Inoltre comune è anche la patria: Acelum. Tra i monumenti provenienti dai dintorni di Asolo troviamo d’altronde un sarcofago con epigrafe latina “conservato a S. Ilaria (Eulalia presso Borso) ma trovato a Cassanego quasi a 2 chilometri a nord di S. Ilaria proprio ai piedi della Grappa”49 sul quale è opportuno fermare l’attenzione. È CIL, V 2090 cfr. p. 1068 = ILS 8371, che suona: D(is) M(anibus), / C. Vettonius Fabia Maximus, veteranus, / ex militia reversus, vivos ipse sibi fecit, inque memoriam, / sui et colende sepulture rosis et escis paganis Misquilen(sibus) / n. CCC dedit, ex cuius summe reditu rosam ne minus ex / HS n. XVI posuisse vellint et reliquum quot est ex usuris es/cas rosales et vindemiales omnibus annis poni sibi voluit / et loco uti iussit.

Uguale è anche qui il gentilizio, ma diversa la tribù, la Fabia che corrisponde a quella della vicina Padova.

Difficile sottrarsi alla suggestione che qualche relazione potesse intercorrere fra i tre Vettonii Firmi delle iscrizioni romane ed il | Vettonius Maximus ex militare anch’egli, dell’epigrafe di Cassanego. Le nuove scoperte vengono così ad inserirsi nella vecchia polemica riguardante l’appartenenza di Cassanego e S. Eulalia, ovvero del pagus Misquilen(sium), all’agro di Acelum o di Patavium. Il Fraccaro, nel 1940, aveva concluso nel senso dell’appartenenza di questo territorio all’agro di Patavium (iscritta alla tribù Fabia, come | Vettonius Maximus) ed a conclusioni analoghe sono pervenuti di recente il Melchiori ed il Ramilli valendosi di argomentazioni in parte diverse50. I nuovi documenti potrebbero indurre a riproporre la tesi dell’appartenenza del territorio di Cassanego ad Acelum piuttosto che a Patavium, facendo di C. Vettonius Maximus un veterano padovano stabilitosi dopo il congedo in un pagus di Acelum (tuttavia conservando la tribù d’origine)51 e, degli altri Vettonii, suoi discendenti inquadrati nella tribù e nella cittadinanza del luogo di nascita. Ma non pare vi sia ragione di rimettere in discussione i risultati del Fraccaro, del Melchiorri e del Ramilli. Per quel che posso giudicare dalle belle fotografie cortesemente fornitemi dalla Soprintendente alle Antichità delle Venezie, prof.ssa Giulia de’ Fogolari, che ringrazio52, il sarcofago di S. Eulalia, che è del tipo con eroti che sorreggono l’ampia tabula iscritta sul lato lungo53, senza pilastrini angolari né altri elementi architettonici, dovrebbe collocarsi poco dopo p.1303 la metà del II sec.54. Non comunque prima del 140, se è vero che il segno con cui vi si indicano i sesterzi, secondo gli studi più recenti non compare nelle iscrizioni prima di tale data55. C. Vettonius Maximus non può dunque rappresentare un’origine patavina dei Vettonii di Acelum. Potrebbe essere vero se mai il contrario: che egli, cioè, sia un discendente dei Vettonii di Acelum stabilitosi nel territorio di Patavium, acquistandone la tribù56. Né si può teoricamente escludere che esistessero due rami di Vettonii affatto distinti, uno patavino ed uno asolano, quantunque la professione militare di tutti i personaggi faccia piuttosto pensare ad una tradizione familiare.

Il sepolcreto da cui proviene la stele relativa esclude, a mio avviso, che il C. Vettonius Firmus dell’iscrizione nr. 5 sia stato speculator legionario57. D’altra parte la mancata menzione del pretorio lo pone sullo stesso piano del bresciano Q. Valerius Q.f. Fab(ia) Exoratus58 a proposito della quale ebbi a considerare ch’essa potrebbe essere assunta come conferma dell’ipotesi di una persistente separazione degli speculatores dal pretorio nel corso del I sec., anche se, trattandosi di | argumentum ex silentio, ritenevo che non andasse sopravvalutato59. Su questo punto però, come ho detto sopra60, mi sembrerebbe opportuno mantenere una prudente posizione d’attesa.


NOTA COMPLEMENTARE — AE 1976, 18—23. — Ho riedito queste stesse iscrizioni insieme con altre appartenenti allo stesso sepolcreto di militari presso Ponte Milvio in Museo Nazionale Romano. Le sculture, I, 7, 1, Roma 1984, pp. 158—178 [qui sotto V,14. — Sulle iscrizioni nrr. 4 e 5, rispettivamente di P. Vettonius P.f. Cla(udia) Firmus Acelae e di C. Vettonius C.f. Cla(udia) Firmus Acele e in CIL, V 2090 di C. Vettonius Fabia Maximus, veteranus trovata a Cassanego ai piedi del Grappa, vd. anche E. Todisco, I veterani in Italia in età imperiale, Bari 1999, p. 156 e S.M. Bassignano, in Arch. Ven., VI, 16, 5, 2005, p. 33.


1Lista di pretoriani originari dalla X Regio augustea in A. Passerini, Le coorti pretorie, 1939 (rist. 1969), pp. 154—155.

2Secondo il Rostovzev (Storia economica e sociale dell’Impero romano, Firenze 1933, pp. 99 sg.) i pretoriani sarebbero stati i campioni della classe dirigente d’Italia rappresentando “la popolazione, specialmente borghese, delle città italiche”; per il Durry (Les cohortes prétoriennes, Paris 1938 [rist. 1968], pp. 252—257) i pochi figli della borghesia presenti nel pretorio sarebbero stati delle teste calde in cerca di novità mentre il grosso sarebbe stato costituito da abitanti della città o soprattutto della campagna in cerca di migliorare le loro condizioni; secondo il Passerini, op. cit. [nt. 1], pp. 162—169 l’ammissione al pretorio era largamente subordinata al possesso di buoni requisiti fisici e sociali: vd. anche S. Mazzarino, L’Impero romano, I, Bari 1973, p. 89.

3Qualche osservazione a questo riguardo in una comunicazione dello scrivente dal titolo Bresciani nelle coorti pretorie in corso di stampa negli atti del Convegno internazionale per il XIX centenario della dedicazione del Capitolium di Brescia, tenuto nel settembre del 1973 [vd. qui V,10]. Per analoghe considerazioni sui legionari, in particolare sulla tendenza comune anche a loro, a non tornare alla città d’origine dopo il congedo, si veda ora G. Forni, Estrazione etnica e sociale dei soldati delle legioni nei primi tre secoli dell’Impero, in ANRW, 2, 1, 1974, pp. 357—362 e 390 sgg.

4Per l’iscrizione di un bresciano da questo sepolcreto si può vedere intanto quanto è stato anticipato nella comunicazione citata alla nota precedente.

49Fraccaro, art. cit. (nt. 44), p. 116 (Opuscula, 3, p. 86).

50Fraccaro, art. cit. (nt. 44), pp. 116 sg. (Opuscula, 3, p. 86) L. Melchiorri, Padova e il Pedemonte del Grappa nei primi secoli cristiani, in Boll. Mus. Civ., Padova, 55, 1966, pp. 265 (ringrazio il dott. Luciano Lazzaro per avermi segnalato questa pubblicazione e per altre utili informazioni); G. Ramilli, Gli agri centuriati di Padova e di Pola, Trieste 1973, pp. 16 sg. e passim, vd. anche la fig. 11 riproducente la carta inedita dell’agro di Cittadella-Bassano del Fraccaro conservata nel Museo di Bassano del Grappa.

51Così già L. Guerra, Dilucidazioni dei marmi… di Asolo, Venezia 1805, nr. 58; G. Filiasi, Memorie storiche dei Veneti primi e secondi, I2, Padova 1811, p. 357, nr. 2; G. Furlanetto, Le antiche lapidi patavine illustrate, Padova 1847, p. 191. Sul cambio di tribù in seguito a cambio di domicilio: G. Forni, Doppia tribù di cittadini e cambiamento di tribù romane (Possibile connessione con l’esercizio dei diritti politici in municipi e colonie) in Tetraonyma, Genova 1966, pp. 149 sgg. e F. Galli, Cambi di tribù “per domicilii translationem” nelle regioni augustee VI, VII e VIII, in Quad. Urb. Cult. Class., 18, 1974, pp. 133—148. Su casi di sconfinamento di un pagus dalla pertica del territorio in cui è incorporato: E. Sereni, Comunità rurali nell’Italia antica, Roma 1955, p. 337.

52Non le riproduco qui per ragioni di economia, ma quella della fronte si può vedere in Melchiorri, op. cit. (nt. 50), p. 28, fig. 2 ove si apprende anche che il sarcofago si conserva ora nella sacrestia della chiesa.

53Sui lati brevi è uno scudo circolare con due lance incrociate, rappresentazione non inconsueta sui monumenti funerari e da taluno intesa come accenno alla qualità di cavaliere del sepolto: C. Cavedoni, Di un monumento romano con falere ed altri distintivi militari, in An. Ist. Corr. Arch., 18, 1846, pp. 126 sgg.; A. Stein, Die römische Ritterstand, München 1927, pp. 58 sg. nt. 3; F. Coarelli, Su un monumento funerario romano nell’abbazia di S. Guglielmo al Goleto, in Dial. Arch., 1, 1967, pp. 50 sg., 52 sg.; il tema meriterebbe un’approfondita ricerca.

54Il sarcofago non figura nel recente studio di H. Gabelmann sui sarcofagi dell’Italia Settentrionale (Die Werkstattgruppen der oberitalischen Sarkophage, Beihefte der Bonner Jahrbücher, 34, Bonn 1973) che tratta con particolare cura questo tipo (denominato tipo 1) con eroti ai lati della tabula ma nei sarcofagi architettonici. A giudicare dagli esempi ch’egli raccoglie, il sarcofago di Vettonio Massimo sembrerebbe comunque da collocare, dal punto di vista tipologico e stilistico, tra il sarcofago asolano di Coelia Libua, datato dal Gabelmann ancora in età flavia (op. cit. [nt. 54], pp. 7 sg., 61 sg., 65, 67 nt. 252, tav. 2, 1) e quelli di Baburius Anthus, di Grado (op. cit. [nt. 54], pp. 47 sg., 52 sgg., 60, 94, tav. 8) e di Getacia Servanda, di Trieste (op. cit. [nt. 54], pp. 48, 52, 9a, tav. 9, 1) circa dell’età tardo antonina. In particolare gli eroti mostrano somiglianza con quelli del sarcofago modenese di piazza Matteotti, datato dal Gabelmann tra il 160 e il 180 circa (op. cit. [nt. 54], p. 47, 92 sgg., 98, 101, 107, 110, 120 sgg., 133; tav. 25) e, nell’ambito veneto, con quelli del sarcofago gradese di Canius Restitutus, datato al 160—170 (op cit. [nt. 54], pp. 46 sg., 92, 93; tav. 9, 2). Ringrazio per alcuni consigli a questo riguardo il dott. Fernando Rebecchi.

55S. Mrozek, Quelques remarques sur les inscriptions relatives aux distributions privées de l’argent et de la nourriture dans les municipes italiens aux Ier, IIe et IIIe siècle de n. è., in Epigraphica, 30, 1968, pp. 170 sg.

56A titolo d’ipotesi si potrebbe pensare che i Vettonii defunti delle iscrizioni 4 e 5, entrambi Firmi, ma con prenome e patronimico diverso, fossero figli di fratelli; G. Vettonio Massimo potrebbe essere invece fratello o figlio del dedicante della nr. 5.

57Anche per questi si veda ora il lavoro del Clauss citato sopra alla nt. 6.

58CIL, VI 3482: Q. Valerius Q.f. / Fab(ia) Exoratus, / Brixia, vet(eranus) ex spec(ulatore), / vix(it) ann(is) XLVI; / Vodussia Libera et / Q. Valerius Iucundus / hered(es), ex test(amento) fecer(unt); in fr(onte) p(edes) II, in a(gro) p(edes) II. Cfr. CIL,V 2784 = ILS 3894a: missus ex pr(aetorio) speculator; CIL, V 5071: veteranus speculator praet(orii); Not. Sc., 1915, p. 145 = AE 1916, 63: Ex pr(aetorio) speculat(or); Jahresh. Oesterr. Arch. Inst.., 42, 1955, Beibl., col. 107: vete(ranus) ex praetorio ex speculatori.

59Art. cit. in nt. 3.

60Nel commento all’iscrizione nr. 1.
S. Panciera
Literature:
Panciera S. Altri pretoriani di origine veneta // Aquileia Nostra. Vol. 45—46. 1974—1975. Col. 173—176, ¹. 5
AE 1976. 22.
Panciera S. // Actes de VIIe congrès international d’épigraphie grecque et latine. Costanza, 1977. P. 431, nr. 2
Panciera S. // Museo Nazionale Romano. I. Le sculture. Vol. 7. 1. Roma, 1984. P. 162.
Todisco E. I veterani in Italia in età imperiale. Bari, 1999. P. 156.
Panciera S. Epigrafi, epigrafia, epigrafisti. Scritti vari editi e inediti (1956—2005) con note complementari e indici. Roma, 2006. P. 1301, ¹ 5.
Credits:
© 2015. Photo: È. Ø.
© Text of the inscription: Epigraphic Database Roma.
© Commentary: Inscription in the museum.
© Commentary: AE 1976. 22.
© Commentary: Panciera S. Epigrafi, epigrafia, epigrafisti. Scritti vari editi e inediti (1956—2005) con note complementari e indici. Roma, 2006. P. 1295, 1301—1303.
© 2016. Translation: Olga Lyubimova.
THE GALLERY OF ANCIENT ART
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