Bust of a young woman (Octavia?).

Marble. Ca. 40 BCE.
Inv. No. 121221.

Rome, Roman National Museum, Palazzo Massimo alle Terme
(Museo nazionale romano, Palazzo Massimo alle Terme)

Origin:
Velletri, 1940.
Description:

Italiano 203. Busto di giovane donna: Ottavia? (inv. n. 121221).

Marmo pentelico; h. cm. 39.

La superficie del volto presenta leggere incrostazioni ed abrasioni; è corrosa la punta del naso, scheggiato il ciuffo di capelli centrale e l’orlo destro del busto.

Provenienza: Velletri, località Colle Lenta, fraz. di Lariano (1940).

Il busto, di proporzioni assai ridotte, presenta nella parte interna un corpo rettangolare appena sbozzato, con un foro quadrangolare destinato ad un perno che, probabilmente, lo fissava ad un’erma.

La giovane donna è ritratta in atteggiamento naturale, con la testa girata e leggermente sollevata verso sinistra. Questo movimento di torsione è reso dall’artista sia con l’alterazione delle dimensioni delle spalle, la destra più piccola della sinistra, sia collegando il collo alla spalla destra con una linea curva e alla sinistra con un angolo quasi retto.

L’artista, inoltre, nel caratterizzare i particolari fisionomici, sente il bisogno di appoggiarsi alla struttura ossea sottostante che si evidenzia, naturalisticamente, nelle zone ove la pelle è più tesa, come sulla fronte e sulle tempie dove sono notate tutte le sporgenze e le affossature.

Gli occhi, non molto grandi e dal bulbo piatto, hanno le palpebre appena rilevate. Il naso, sottile, non ha la radice evidenziata ed è quasi diritto. La bocca è piccola, con labbra sottili; il mento tondeggiante. Il petto è lasciato scoperto dalla scollatura della veste, a pieghe leggermente drappeggiate, e vi si scorgono le clavicole. I particolari del volto sono osservati minuziosamente: le piccole pieghe della pelle nelle cavità sopraorbitali e sul collo, le rughe alla radice del naso sono rese con leggerissime incisioni; le orecchie sono finemente e realisticamente lavorate. Il volto, fine, dagli zigomi evidenziati, è reso nella parte inferiore con semplicità di piani che sopprime i giochi cromatici delle superfici, mentre più ricca di sfumato appare la parte superiore della fronte e delle tempie, dove le piccole ciocche dei capelli, che scendono confondendosi quasi con l’epidermide, ne accentuano il pittoricismo. Per questi caratteri, per la capacità di rendere il movimento, per l’attenzione naturalistica, minuziosa, ai particolari fisionomici, per la necessità di aderire alla struttura ossea sottostante, infine per la sapienza con cui è leso il diverso spessore delle pieghe della veste e delle ciocche ricadenti sul volto e sul collo, dobbiamo pensare ad un artista colto, imbevuto di cultura ellenistica, ma che tuttavia bene si adatta alle esigenze della ritrattistica repubblicana.

p.341 L’acconciatura della donna è quella tipicamente italico-repubblicana, che non ha precedenti nel mondo greco ed è resa con attenzione quasi fotografica, con fedeltà minuziosa alla realtà. Essa è molto artificiosa e consiste nel dividere la massa dei capelli in due parti. Quella anteriore è divisa, a sua volta, in cinque bande mediante quattro scriminature laterali che isolano il ciuffo centrale. Questo si piega a forma di cuscinetto sulla fronte per poi raccogliersi in una treccia sottile, nascosta nel primo tratto dai capelli, entro cui è ravvolta, e terminare sopra la massa posteriore, legata sull’occipite. Le ciocche laterali, che fanno corona alla fronte e alle tempie, sono ricondotte mollemente all’insù e portate indietro sotto le due bande; queste si stirano piatte sulle ossa parietali e poi si attorcigliano in due cordoni, che si congiungono insieme in un’unica crocchia sulla nuca.

La Fournée1 ha cercato, mediante le monete, di stabilire una successione cronologica a seconda delle varianti di questo tipo di acconciatura.

Questa foggia appare per la prima volta su due aurei, quello di Mussidius Longus e di Numonius Vaala2, coniatori attivi nel 43—41 e 41—38 rispettivamente: l’effige è stata identificata con quella di Fulvia; immediatamente dopo compare nelle monete l’immagine di Ottavia, quale si vede nel bellissimo aureo conservato a Berlino3. Questa moneta non fu coniata prima del 40 a. C.

La pettinatura di Ottavia, quale appare nelle monete, rispetto a quella di Fulvia, presenta una variante particolare, introdotta personalmente, quella delle ciocche che pendono sul collo, mentre l’altezza della crocchia posteriore, più bassa di quella di Fulvia nell’aureo di Berlino, non è considerata dalla Fournée una regola stretta. Infatti nell’aureo di Londra del 37, essa è riportata alta, mentre vi si nota un elemento importante: la scomparsa della treccia mediana, ravvolta, che correva sulla sommità della testa, come una specie di cresta; tale elemento non sarà più presente in nessuna altra moneta.

In base al tipo di acconciatura che riproduce fedelmente lo schema primitivo, la Marella4 pone la testa di Velletri intorno al 40 a. C. e a tale data riconduce anche l’esame stilistico. Complesso è, invece, il problema della identificazione del ritratto. L’origine velletrana della testa e la somiglianza con l’aureo berlinese, soprattutto per l’acconciatura, potrebbe far pensare ad un’immagine di Ottavia Minore, l’infelice sorella di Augusto, che l’imperatore onorò per le doti morali e le qualità fisiche (Plut., Anton., 31). Tuttavia l’iconografia di Ottavia è ancora incerta e non permette confronti sicuri. La testa del Louvre, riconosciuta sicuramente per Ottavia ancora giovane5 dai confronti con l’aureo berlinese, è stata attribuita dal Poulsen a Livia6 e anche la Fournée7 ha sottolineato la diversità delle acconciature; la banda centrale, molto alta ed evidenziata nell’aureo, scompare nella testa del Louvre. La giovane donna, raffigurata nel busto della collezione von Berger, riconosciuta dal Fuchs come Ottavia8 è stata identificata dal Poulsen come Livia ed è dello stesso parere L. Fabbrini9.

La testa da Palestrina, ritenuta dall’Arias10, per la fisionomia personale, importante per il contributo alla conoscenza dell’iconografia di Ottavia giovane, trova dubbioso il Poulsen, mentre la Fournée è sicura della non pertinenza. Ella nota, infatti, come le p.342 similitudini evidenziate da Arias si basino soprattutto sull’acconciatura che, invece, mostra l’assenza delle ciocche che scendono dietro le orecchie, variante personale tipica di Ottavia.

Il Poulsen riconosce invece Ottavia in un busto di donna anziana della Ny Carlsberg Glyptothek11, trovando somimiglianza non con il tipo effigiato nell’aureo berlinese, ma con quello dell’aureo del 37 al British Museum12.

Nota, inoltre, che mentre nelle monete di Antonio l’immagine di costui è iconograficamente la stessa, in quelle di Ottavia gli incisori copiarono diversi modelli plastici e accanto all’effigie giovanile dell’aureo di Berlino vi è l’altra con segni evidenti di età più matura13. Un’Ottavia matura è rappresentata per l’Adriani in una statua di Napoli14, ma anche per questa il Poulsen fa il nome di Livia.

Nella complessa problematica dell’iconografia di Ottavia, la testa di Velletri rappresenta un unicum singolare. In effetti non trova alcun raffronto con le altre teste supposte di Ottavia, né si può affermare con sicurezza che i tratti fisionomici rappresentino la giovane donna dell’aureo berlinese, ad eccezione dell’acconciatura che è identica, nel forte rialzo di capelli che corre sopra la testa e, soprattutto, nella presenza delle ciocche che scendono dietro le orecchie, elemento questo sottolineato dalla Fournée come tipico di Ottavia. Quindi l’ipotesi di trovarsi di fronte al ritratto di Ottavia Minore è allettante, ma non può essere suffragato da dati certi. Neppure, tuttavia, regge alla critica l’identificazione con Ottavia Maggiore, sorellastra di Augusto e moglie di Sesto Apuleio, data come probabile dalla Marella, che basa la sua ipotesi unicamente su di una epigrafe, trovata a Pergamo, attestante l’esistenza di statue innalzate in suo onore15. Singolare è il fatto che la Marella proponga questa identificazione, a differenza del Poulsen, dopo aver rilevato netta somiglianza di tratti fisionomici tra la testa di Velletri, l’aureo di Berlino e il cammeo della Bibliothéque Nationale, il cammeo De Witte riconosciuto dal Babelon come ritratto di Ottavia Minore16.

1L. Fournée-van Zwet, Fashion in Women’s Hairdress in the First Century of the Roman Empire, in Bulletin Antieke Beschaving 31, 1956, p. 1 ss.

2O. Vessberg, Studien zur Kunstgeschichte der römischen Republik, Lund-Leipzig 1941, tav. XIII, n. 6, 8.

3Vessberg, op. cit., tav. XIII, n. 9.

4M. L. Marella, Di un ritratto di Ottavia, in Memorie Lincei, ser. VII, vol. III, 1942, p. 31 ss.

5P. E. Arias, in Rheinisches Museum für Philologie, BonnFrankfürt a. M., 54, 1939, tav. 18.

6V. Poulsen, Studies in Julio-Claudian Iconography in Acta Archaeologica, XVII, 1946, p. 19.

7Fournée-van Zwet, op. cit., p. 13.

8S. Fuchs, Neue Frauenbildnisse der frühen Kaiserzeit, in Die Antike, XIV, 1938, tav. 28—29, p. 262 ss.

9Enciclopedia dell’Arte Antica, Classica ed Orientale, I—VII, + 1 suppl., Roma 1958 ss.: IV, s. v. Livia: L. Fabbrini.

10Arias, op. cit., tav. 21.

11Poulsen, op. cit., fig. 11.

12Op. cit., fig. 15.

13H. A. Grueber, Coins of the Roman Republic in the British Museum, London 1910, tav. 114, 1—2.

14A. Adriani, in Bollettino d’Arte, XXV, 1931, fig. 1, p. 450.

15Altertümer von Pergamon, VIII, 2, n. 419.

16J. Babelon, Le camée d’Octavie in Monuments et Mémoires, Fondation Piot, XLV, 1951, p. 77 ss.

Bibliografia:

B. M. Felletti Maj, Museo Nazionale Romano — I Ritratti, Roma 1953, n. 80 (cfr. bibl. prec.);
Enciclopedia dell’Arte Antica, Classica ed Orientale, I—VII, + 1 suppl., Roma 1958 ss.: V, s. v. Ottavia Minor e Ottavia Maior: B. M. Felletti Maj;
H. von Heintze, in: Th. Kraus (Hg.), Das Römische Weltreich, Propyläen Kunstgeschichte II, Berlin 1967, p. 252, fig. 282;
H. von Heintze, Die antiken Porträts in Schloss Fasanerie bei Fulda, München 1968, p. 19;
T. Botticelli, Rilievi funerari con busti ritratto. Sculture di Palazzo Mattei, in Studi Miscellanei, 20, Roma, De Luca, 1972, p. 46.

Neg.: Gabinetto Fotografico Nazionale 12137—12138 M.

Virginia Picciotti Giornetti
Credits:
© 1979. Photo, text: Museo Nazionale Romano. Le Sculture. I, 1 (a cura di Antonio Giuliano). De Luca Editore, Roma, 1979, pp. 340—342, cat. no. 203.
© 1979. Photo: Gabinetto Fotografico Nazionale, no. 12137.

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