The Exedra-Pinacotheca of the House of the Vettii
60—79 CE. Pompeii, House of the Vettii (VI, 15, 1, p)

The Exedra-Pinacotheca of the House of the Vettii.

60—79 CE.

Pompeii, House of the Vettii (VI, 15, 1, p)
(Pompei, Casa dei Vettii (VI, 15, 1, p))

Origin:
Excavations of 1894-95.
Description:

Italiano Casa dei Vettii (VI, 15, 1. 27).

Data di scavo: 1894—1895. Appartenuta ai ricchi fratelli A. Vettius Restitutus e A. Vettius Conviva, esponenti di spicco del ceto libertino nell’ultima fase di vita della città (A. Vettius Conviva era un Augustalis), la casa contiene uno dei più noti insiemi di pitture di IV Stile.

L’ingresso da Vicolo dei Vettii era del tipo a pròthyron, con lo stipite dell’anta di servizio decorata da un Priapo itifallico, garante di prosperità agli abitanti della casa. Di differente livello qualitativo sono le pitture presenti nel settore dell’atrio; il cubicolo (d), destinato probabilmente all’ostiarius, presenta pitture di carattere piuttosto corsivo, con il fregio superiore decorato da una natura morta con pesci e quadri nelle pareti nord e sud raffiguranti Leandro in nuoto verso l’amata Ero e Arianna svegliata da un Amorino. Di qualità notevolmente superiore è la pittura a fondo bianco del triclinio (e), con Giove, Leda e Danae nella zona superiore, e i quadri con la Metamorfosi di Ciparisso e la Lotta tra Eros e Pan alla presenza di Dioniso e Arianna; in essi si evocava esplicitamente il clima di ansia, di letizia e di trasfigurazione insito nell’esperienza amorosa. Molti dei soggetti raffigurati nelle pareti dell’atrio sono collegati alla funzione dell’ambiente: le figure di fanciulli intenti a compiere sacrifici ai Penati presenti nello zoccolo rimandano al culto degli antenati, da sempre connesso a questo ambiente della casa, mentre la scena con Amorini sacrificanti alla Fortuna è opportunamente inserita in corrispondenza della grande arca bronzea addossata al muro nord, dove erano p.200 conservati gli oggetti preziosi della casa. Molto semplici erano le pitture delle alae, fra loro identiche, nelle quali l’uniforme fondo giallo è decorato da piccoli quadretti con nature morte e soggetti di carattere simbolico; la trasformazione dell’ala meridionale (h) in armadio a muro durante l’ultima fase edilizia permette di datare entrambe le pitture a un periodo anteriore al 62.

Attraverso una porta situata nell’angolo nord-orientale dell’atrio si giunge al settore di servizio; addossato alla parete occidentale dell’atriolo (v) è il larario dipinto (Genius Loci affiancato da Lari danzanti), mentre sul fondo si trovano il bancone della cucina con esposta parte del vasellame da fuoco utilizzato per la cottura dei cibi e il piccolo cubicolo funzionante da postribolo (x1), la cui destinazione è chiaramente indicata dalla serie di pitture pornografiche che decorano le pareti; qui doveva ricevere la schiava Euthychis, il cui nome e relativo costo (due assi) compare graffito su una parete dell’ingresso della casa.

Di grande impegno decorativo sono gli ambienti affacciati sul peristilio, accessibile direttamente dall’atrio attraverso tre porte. I grandi pannelli neri del portico sono decorati da figure, tra le p.201 quali sono riconoscibili Urania e un poeta, allusione trasparente alle attività intellettuali che in esso si svolgevano. Le due esedre, poste simmetricamente ai lati dell’ingresso al peristilio, contengono quadri d’ispirazione classica e offrono un’idea di ciò che poteva essere una pinacoteca privata.

L’esedra meridionale (n), a fondo giallo con scorci archi tettonici nei pannelli laterali, mostra a nord un quadro con la raffigurazione di Ercole infante che strozza i serpenti inviati da Giunone, in presenza Alcmena, di Anfitrione e del padre Giove, qui simboleggiato dall’aquila appollaiata sull’altare. Sulla parete opposta Anfione e Zeto legano a un toro Dirce, la regina che per lunghi anni tenne in schiavitù la loro madre. Nella parete principale, posta di fronte all’ingresso, era invece il cruento epilogo della rivelazione dionisiaca: il re Penteo è afferrato per i capelli dalle Menadi che gli scagliano addosso delle pietre.

Nella simmetrica esedra-pinacoteca (p), le pareti, ornate alle estremità e nella zona superiore da pesanti e articolate scenografie architettoniche, presentano anch’esse il campo centrale occupato da grandi quadri. In quello di sinistra è raffigurato Dedalo che consegna la vacca lignea a Pasifae. Nella parete centrale, in corrispondenza del punto in cui nella zona superiore è visibile una divinità seduta con in mano una cornucopia (Concordia?), è il quadro con il Supplizio di Issione: l’empio re tessalo, colpevole di avere insidiato Giunone, è legato alla ruota alla presenza di Mercurio, Giunone, Vulcano, Iride, mentre nella figura femminile in atteggiamento supplice ai piedi di Mercurio è stata riconosciuta Nefele, la nuvola inviata da Giove per ingannare Issione, dalla quale nasceranno i semiferini Centauri. Nella parete meridionale il quadro introduce alla serena unione fra un dio e una mortale: Dioniso scopre Arianna addormentata su una pelle di tigre (simbolo dei confini del mondo raggiunti dal festoso corteo del dio) mentre la nave di Teseo sta abbandonando le coste di Nasso.

Molteplici sono state le proposte di lettura del ciclo pittorico riprodotto nelle due esedre. È possibile che con esso si sia voluto contrapporre l’armonia del sereno rapporto dell’uomo con il mondo divino all’empio comportamento di quanti aspirano a superare i limiti umani, peccando così di hybris: atteggiamento morale quanto mai giustificato per un esponente del locale collegio degli Augustali dopo le mostruosità e gli eccessi del periodo neroniano. Nell’angolo nord-orientale del peristilio si apre un quartierino appartato (5), una sorta di conclave organizzato intorno a un atriolo, dove l’ambiente più importante è decorato con quadri dal contenuto dichiaratamente erotico (Auge sorpresa da Ercole ebbro) o iniziatico (Riconoscimento di Achille a Stiro).

p.202 Al centro del portico settentrionale si apre la grande cenatio (q), che doveva sostituire il tablino, abolito al momento della ristrutturazione dell’atrio. La calda superficie rossa, con coppie di figure in volo nei pannelli laterali, presenta al centro di ciascuna parete l’impronta lasciata dai quadri; poiché non furono staccati al momento dello scavo e sembra difficile che non fossero stati ancora eseguiti nel 79, è molto probabile che questi fossero dipinti su un supporto ligneo — come è documentato nel tablino della Casa di Marco Lucrezio — e che siano andati distrutti durante l’eruzione. La notorietà dell’ambiente risiede nel fregio a fondo nero che separa la zona inferiore della parete da quella mediana. Amorini ed eteree Psychai si affaccendano in tutte le principali attività produttive dell’epoca: dalla mescita del vino alla pulitura delle vesti, dalla coltivazione di fiori alla vendemmia, dall’oreficeria ai lavori svolti nella fucina di un fabbro, dalla panificazione alla produzione di profumi. Tra le scene compaiono anche raffigurazioni di genere, tratte dal repertorio ellenistico, come la gara di tiro con l’arco e la corsa dei carri, che vede gli Amorini come buffi protagonisti, e l’immancabile Trionfo di Dioniso che chiude la scena della vendemmia.

Un sovrabbondante arredo scultoreo decora il viridarium e gli intercolumni del peristilio, proponendo tutti gli oggetti più tipici della decorazione da giardino in voga in età imperiale: getti di fontana a forma di fanciullini, statue di Satiro, di Dioniso, di Priapo, erme di vario tipo, bacini di fontane in marmo e grandi tavoli per l’esposizione delle ricche suppellettili da usare nel corso dei banchetti.

F. Pesando, M. P. Guidobaldi (2006)
Credits:
© 2015. Photo: Archaeological Park of Pompeii.
© Photo: Michele Stallo.
© 2006. Description: Pesando F., Guidobaldi M. P. Pompei, Oplontis, Ercolano, Stabiae. Editori Laterza, Roma-Bari, 2006, pp. 199—202.
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