Herm of the philosopher Carneades
Pentelic marble. Roman copy of the first half of the 2nd cent. CE after a Greek original. Inv. No. 349.Ravenna, National MuseumPhoto by Ilya Shurygin

Herm of the philosopher Carneades.

Pentelic marble. Roman copy of the first half of the 2nd cent. CE after a Greek original.
Inv. No. 349.

Ravenna, National Museum
(Museo nazionale di Ravenna).

Private collection, D’Este.
Origin:
From Rome.
Description:

Italiano Un’erma di Carneade recuperata dal mare al largo di Porto Corsini.

Nella notte del 4 ottobre scorso, una barca di Bellaria, di proprietà di Primo Gori, intenta alla pesca con rete a strascico («sciabica») nelle acque di Porto Corsini, traeva a bordo, impigliata nella rete stessa, una antica erma di marmo raffigurante un personaggio barbato (figg. 1—3). La posizione del ritrovamento, stando ai dati del pescatore, era: dalla riva circa 4 miglia marittime, 2 km. abbondanti a sud della Torre di Primaro, in diritta di Casal Borsetti. Lo scandaglio di profondità dava m. 9 d’acqua.

L’erma era fortemente incrostata sul lato anteriore, e priva invece di concrezioni sul rovescio, che evidentemente era rimasto a contatto del fondo. La testa risultava raggiustata in antico e saldata al busto mediante un perno di ferro, che s’era contorto, probabilmente nell’urto contro il fondale marino, spostando la testa leggermente in alto. La fessura risultava riempita di concrezioni marine.

Il busto, in marmo a fine grana cristallina, probabilmente greco, fortemente ma non uniformemente scurito per la permanenza nella melma marina, misura un’altezza complessiva di m. 0,53. Le dimensioni della base sono di m. 0,29 sulla fronte per 0,255 sul fianco.

Il sopracciglio sinistro, colla parte soprastante della bozza frontale presentava una scheggiatura raccomodata in antico. L’estremità del naso è pure lievemente scheggiata.

Il personaggio raffigurato è un uomo sulla cinquantina, colla fronte già stempiata, con barba e baffi. La fronte è fortemente corrugata (tre solchi continui ondulati, un quarto appena percettibile, più un solco arcuato su ogni sopracciglio). Il naso, gibboso, presenta una sensibile insellatura alla radice. Gli occhi, senza indicazione delle sacche lacrimali, sono infossati nelle cavità oculari, con palpebra superiore

più pronunciata, palpebra inferiore sottolineata da una cerchiatura che conferisce all’ insieme un’aria macra e senile.

Il contorno interno del muscolo elevatore del labbro è profondamente accentuato; il labbro inferiore, breve e serrato, ha andamento rettilineo. La barba, di lunghezza normale, è resa con ciuffetti di peli a falde sovrapposte contrastanti o interferenti, qua e là più pronunciatamente arricciati. Analogo è il rendimento dei capelli, che si appiattiscono sulla cervice e sul cranio, assumendo maggior corporeità qua e là sulle tempie.

La fisionomia del personaggio risulta, dal quadro somatico che abbiamo tracciato, quella d’un uomo abituato alla concentrazione del pensiero, in un alito di spiritualità acuta e perspicua, con tendenza alla bonomia, temperata però da fermezza.

Vi ho riconosciuto con sicurezza, per i confronti che elenco qui sotto, i tratti del filosofo Carneade di Cirene, nato circa nel 214 e morto nel’ 129 a. C., capo della nuova Accademia, brillante oratore e dialettico e capo dell’ambasceria che perorò a Roma la causa d’Atene, nel 156 a. C., in seguito alle sanzioni applicate alla città per il saccheggio d’Oropo. È noto come tale ambasceria esercitasse grande influenza sul mondo intellettuale romano, contribuendo potentemente alla penetrazione in esso del pensiero filosofico greco: ragione di scandalo per i conservatori raggruppati intorno a Catone il Censore, onde fu provveduto ad allontanare da Roma i pericolosi ambasciatori.

Di Carneade esisteva ad Atene, nella stoà di Attalo, una statua, eretta da Attalo II di Pergamo ed Ariarate V di Cappadocia al loro maestro. La base iscritta fu trovata ancora in sito1. A questo originale si ispirava probabilmente il busto della collezione Farnese, esistente a Roma fino alla fine del ‘7002 e che passò poi a Napoli, dove andò disperso fra il 1805 e il 18083. Di tale busto si è fortunatamente salvato il calco, ora nella gliptoteca Ny-Carlsberg a Copenhagen4 (figg. 4—5). Esso è identificato grazie al nome iscritto già anticamente (se non proprio originariamente), di traverso sul panneggio5, e che costituisce l’unica documentazione attendibile tramandataci in proposito. Delle caratteristiche fisiche di Carneade non abbiamo infatti altra notizia letteraria all’in-fuori del passo di Diogene (IV, 9, 3), ov’egli è descritto come un uomo dalla voce potente, trascurato nella chioma e nelle unghie.

Un altro ritratto, su medaglione, esiste nella collezione di Holkham Hall in Inghilterra6 (fig. 6). Esso è strettamente somigliante al precedente, ma presenta notevoli restauri (petto e parte bassa della nuca, ove i capelli formano un arbitrario rigonfiamento; parte della calotta cranica, fronte, orecchio e punta del naso). L’architetto Brettingham l’aveva acquistato nel 1752 per venticinque corone dal Cavaceppi, che conosceva il Carneade Farnese. Il nome, benché inciso in età moderna, è per questa ragione perfettamente attendibile.

La replica di Holkham Hall è a sua volta molto simile a un’erma di Napoli7, che ha però i capelli più lunghi e le fattezze più carnose, onde si può argomentare che si tratti di una copia variante o di derivazione da un altro originale.

Una ripetizione libera del ritratto è la testa col nome iscritto, dalla Casa del labrador ad Aranjuez8. La denominazione riposa, secondo il Bernoulli, su effettiva somiglianza.

A Carneade fu anche, ma a torto, riferita un’erma napoletana9, simile all’erma fiorentina 26710 e alla testa Chiaramonti 598. Queste due ultime recano il nome di Carneade ma raffigurano non solo un prototipo, ma anche una persona differente11.

La nostra erma è di una estrema rassomiglianza con il busto di Copenhagen. Le sole leggere differenze consistono in un appena sensibile maggiore allungamento della faccia e nel minore arricciamento di qualche ciuffetto di peli nella parte centrale della barba, per il resto perfettamente analoghi come tecnica e disposizione.

Il rinvenimento odierno viene ad aggiungersi a quattro altri, verificatisi nello stesso specchio d’acqua il 23 giugno 1936, il 3 luglio 1936, il 3 agosto 1938 e l’ultima domenica di ottobre 1940 (Le Arti, a. II, fasc. I, ottobre-novembre 1939-XVIII, pp. 56—57 e fig. 29; ibid., a. III, fasc. VI, agosto-settembre 1941-XIX, p. 467 e figg. 3—4; Archäologischer Anzeiger, 1940, p. 385 sgg. e fig. 9; ibid., 1941, p. 399 sgg. e figg. 30—32; si tratta di un’erma di Milziade, una di Dioniso, una raffigurante un personaggio greco barbato e una quarta Epicuro. Tutte le sculture si trovano ora assegnate al R. Museo Nazionale di Ravenna).

Siamo autorizzati quindi a ritenere che si tratti dello stesso carico di marmi, andato perduto per naufragio (o gettato a mare da qualche nave pericolante); e prende sempre più corpo l’ipotesi che abbiamo recuperato i resti di una spedizione di cimeli inviata a Ferrara dal Cardinale Ippolito d’Este, che aveva formato la collezione a Roma12.

Giulio Iacopi

Tav. LVII

Fig. 1. Erma marmorea di Carneade recuperata dal mare al largo di Porto Corsini.
Fig. 2. Erma marmorea di Carneade recuperata dal mare al largo di Porto Corsini (dopo la ripulitura).
Fig. 3. Erma marmorea di Carneade recuperata dal mare al largo di Porto Corsini.
Fig. 4. Busto di Carneade. Calco di un originale smarrito, conservato a Copenhagen.
Fig. 5. Busto di Carneade. Calco di un originale smarrito, conservato a Copenhagen.
Fig. 6. Medaglione di Carneade esistente a Holkham Hall.
1IG. II 1406; cfr. Köhler, in Athenische Mitteilungen, V, 1880, p. 284; Dittenberger, Sylloge inscriptionum graecarum3, 666; Nachmanson, Historische attische Inschriften, p. 58, n.° 60. L’iscrizione dice:

Καρνεάδην Ἀζηνιέα
Ἄτταλος καὶ Ἀριαράθης Σνπαλήττι[οι
ἀνέθηκαν

(dal demotico risulta che Carneade aveva ottenuto la cittadinanza ateniese). L’immagine fu forse vista da Cicerone (De fin., V, 2: «Eum videre videor, est enim nota imago; a sedeque ipsa, tanta ingenii magnitudine orbata, desiderari illam vocem puto»).

2Non è chiaro se nella Farnesina di Trastevere o nell’altro palazzetto presso la Cancelleria (Visconti, Museo Pio Clem., VI, p. 172: «nel piccolo Farnese»).

3Esso figura ancora negl’inventari del 1796 e 1805 (cfr. Studniczka ad Arndt-Bruckmann, Griech. u. röm. Portr., n. 505—506). Quando il Visconti pubblicò la sua Iconografia greca (1808—1811), egli dovette però accontentarsi del calco.

4Arndt-Bruckmann, op. cit., n. 505—506; Bernoulli, Griechische Ikonographie, II, p. 181 e Tav. XXIV; Laurenzi, Ritratti greci, n. 84; Sievering, Porträtdarstellungen aus der griech. Literaturgeschichte, in Christ, Gesch. der griechischen Literatur, 44; Poulsen, Gr. and röm. portr. in English country houses, p. 46, fig. 20.

5Rimangono distinguibili le lettere ΚΑΡΝΕ…Η, ma il nome in altri tempi fu anche letto per intero.

Il Dott. H. Fuhrmann mi ha segnalato la presenza del calco in gesso di un busto di Carneade anche nella Gipsoteca della R. Accademia di Belle Arti di Ravenna. Il busto, panneggiato, su piedistallo circolare, è molto simile a quello di Copenhagen. Sono in corso gli accertamenti per precisare se esso derivi dalla stessa matrice. Comunque, esso è sprovvisto dell’iscrizione di cui appaiono le tracce sul busto della collezione danese.

6Poulsen, op. cit., p. 46, fig. 20.

7Hekler, Die Bildniskunst der Griechen und Römer, Tav. 94 a.

8Hübner, Die antiken Bildwerke in Madrid, n. 166 gesso a Villa Medici a Roma.

9Gerh. 358, Inv. 6131.

10Dütschke, Bildwerke in Oberitalien, III, 497.

11Altri supposti ritratti di Carneade, che il Bernoulli ritiene non possano però identificarsi con quello Farnese, sono:

1) La testa Chiaramonti n.° 719.

2) Il busto nella Galleria dei Candelabri n.° 139 (replica da quello della Residenza di Monaco, cfr. Arndt-Amelung, Einzelaufnahmen, IV, 970).

3) Il busto Capitolino della Stanza dei Filosofi, n. 8.

4) L’erma del Museo Torlonia n.° 63 (ricorda il ritratto di Copenhagen, ma è più giovanile).

5) La testa del Louvre, collezione Campana, sala delle Cariatidi, ora n.° 72 (cfr. Arndt-Bruckmann, n. 139) con scritta Καρνεάδης su erma moderna.

6) La testa al British Museum, col nome iscritto su un’erma moderna, replica d’una delle quattro teste di bronzo trovate presso Livorno, ora al Museo Archeologico di Firenze (cfr. Amelung, Führer, p. 276, n. 271).

12Cfr. Hübner, Le statue di Roma (Römische Forschungen, hrsgg. von der Bibl. Hertziana, II), Band I, Quellen und Sammlungen, p. 90 sgg.
Literature:
http://www.restituzioni.com/opere/gruppo-di-cinque-erme-erma-di-divinit-maschile-barbata-dioniso-platone-erma-di-milziade-erma-di-personaggio-maschile-barbato-milziade-erma-del-filosofo-carneade-erma-del-filosofo-epic/
Credits:
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